I meloni spiegano la maggior parte del rialzo dei frutti esotici. Il melone sale del 61,5% nei tre mesi fino al 4 novembre 2026 e il melone verde del 50,8%. In Brasile, secondo la nota del 29 ottobre, la campagna è iniziata con meno prodotto e prezzi giudicati ragionevoli. Sulle 23 materie prime indicizzate di questa famiglia di 28, la variazione media è +5,6% su tre mesi e +7,4% su un anno.
Oltre ai meloni, i rialzi sono più contenuti. L'avocado sale dell'11,7%, la grenadilla del 9,3% e la copra di cocco del 9,1%, anche se la copra resta del 30,3% sotto il livello di un anno fa. In tutto dodici materie prime sono salite, dieci scese e una, il mango, è rimasta ferma.
A fine ottobre le notizie sull'avocado sono numerose. Il 27 ottobre la stagione dell'Hass cileno si è aperta con prezzi relativamente alti, il Kenya ha sospeso le esportazioni via mare dal 30 ottobre dopo una verifica che ha giudicato insufficienti i volumi raccolti, e uno sciopero in Michoacán ha ridotto nettamente le spedizioni programmate verso gli Stati Uniti, secondo un resoconto del 29 ottobre.
Tra i ribassi, la melagrana perde il 9,5%, la papaya il 6,9%, la guava il 5,2% e il frutto del drago (pitaya) il 4,5%, ma tutti e quattro restano più alti di un anno fa. Per la melagrana, il 21 ottobre le notizie riportavano siccità e stress idrico in India, con effetti sulla qualità dei frutti e maggiori difficoltà a reperire frutta di qualità export.
I manghi sono quasi fermi su tre mesi e ben più alti sull'anno: mango +12,2%, mango Kent +12,0%, mango Alphonso e mango Totapuri +13,0%. Il 28 ottobre una nota riportava El Niño che riduceva la produzione in Perù, con domanda forte e prezzi del mango in aumento. Banana (+0,7%) e ananas (-2,4%) si muovono appena.
Cinque materie prime hanno note ma nessun indice pubblico: durian, litchi, mangostano, rambutan e cachi. Il 14 ottobre un resoconto descriveva un'offerta spagnola di cachi molto sotto i livelli abituali, con un fornitore che aveva perso per la pioggia una larga parte del raccolto.