Mele e pere si dividono nettamente nei dati al 4 novembre 2026. Tutte e quattro le voci di mela salgono su tre mesi ed entrambe le pere scendono, per una media della famiglia di +1,3% su tre mesi e +4,5% su un anno. Tutte e sei le materie prime hanno un indice pubblico.
La mela Jonagold è la mela più forte, +4,9% su tre mesi e +6,7% sull'anno, davanti alla mela Morgenduft a +4,5% e +9,2%. La mela Granny Smith guadagna il 3,0% e il 9,0%. La sua nota, aggiornata al 2 novembre, riporta che il Kirghizistan ha introdotto un divieto temporaneo di importazione di mele per sostenere i propri produttori in questa campagna, e che un raccolto record in Brasile ha spinto le esportazioni.
La mela, voce generica, sale del 3,3% su tre mesi e del 7,2% su un anno. La sua nota riporta che in Polonia il raccolto 2026 era stimato il 27 ottobre ben sotto la scorsa stagione, e che i prezzi a inizio campagna venivano definiti deludenti. A settembre i prezzi polacchi delle mele da tavola erano più bassi di un anno prima, nonostante il raccolto minore.
Più a est, al 26 ottobre gli esportatori ucraini di mele avevano sospeso le spedizioni tra ritardi allo sdoganamento e costi logistici in aumento, e la Bielorussia aveva vietato l'export di mele fresche, chiudendo l'ultima via di riesportazione che dava alla Russia accesso alla frutta UE. Le mele Jonagold e Morgenduft non hanno note di mercato a questa data.
La pera cede il 2,7% su tre mesi ed è quasi invariata sull'anno, +0,6%. Il 22 ottobre notizie dal Belgio riportavano un raccolto di pere più scarso, con frutti piccoli che spingevano i prezzi al ribasso. La pera Williams è la voce più debole, -5,3% su tre mesi e -6,0% su un anno, e la sua nota riporta a fine settembre un'offerta più stretta a sostegno del mercato indiano delle pere importate.